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Fattura elettronica verso la PA, tutto gratis fino a 24 fatture all’anno

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fatturazione elettronica

Nuovo strumento on line e gratuito per compilare, trasmettere e conservare le fatture elettroniche. CNA: “Per migliaia di imprese significa risparmiare fino a 2.000 euro di oneri amministrativi”

La Cna ha espresso soddisfazione per la decisione dell’Agenzia per l’Italia Digitale, in accordo con il Sistema Camerale e Unioncamere, di rendere completamente gratuita per le imprese la produzione e la gestione delle fatture elettroniche emesse verso la pubblica  amministrazione, fino alla soglia di 24 fatture all’anno. “E’ una risposta concreta – che commentato la Confederazione degli artigiani e delle Pmi - per le piccole imprese e per gli artigiani che avrebbero pagato i costi più elevati se avessero dovuto rivolgersi al mercato per l’esecuzione di tutti gli obblighi derivanti dall’emissione delle fatture elettroniche. Per migliaia di imprese significa risparmiare fino a 2.000 euro di oneri amministrativi”. La Cna “è impegnata costantemente a diffondere la cultura digitale nelle piccole imprese e nell’artigianato, una cultura decisiva per la crescita e per la competitività. La scelta della fatturazione elettronica gratuita verso la pubblica amministrazione – conclude la nota - è un passo molto importante in questa direzione”.

NUOVO STRUMENTO ONLINE E GRATUITO. Dal 22 ottobre scorso è online all’indirizzo https://fattura-pa.infocamere.it il servizio base di fatturazione elettronica espressamente dedicato alle piccole e medie imprese iscritte alle Camere di commercio che abbiano rapporti di fornitura con le Pubbliche Amministrazioni. Dal 6 giugno scorso, tutte le PA centrali sono tenute per legge a ricevere fatture solo ed esclusivamente in formato elettronico e a partire dal mese di aprile del prossimo anno, l’obbligo sarà esteso a tutte le Pubbliche Amministrazioni. Il nuovo strumento, messo a disposizione dal Sistema Camerale in collaborazione con l’Agenzia per l’Italia digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Unioncamere, si rivolge a tutti i piccoli fornitori della Pa, senza alcun onere per l’impresa. Obiettivo del servizio è agevolare le imprese ad adeguarsi alle nuove regole di fatturazione e favorire una rapida e completa transizione verso l’utilizzo delle tecnologie digitali, in una strategia pubblica di inclusione digitale. A fare da “ponte” e da volano sul territorio continueranno ad essere le Camere di commercio, dai cui siti web sarà possibile connettersi direttamente con la piattaforma che fornisce contenuti informativi sulla fatturazione elettronica e che, da oggi, ospiterà anche il nuovo servizio, consentendo alle imprese la creazione e la completa gestione di un limitato numero di fatture nell’arco dell’anno. Le PMI possono così adeguarsi alla nuova realtà digitale, semplicemente collegandosi al portale di servizio segnalato sulle home page delle Camere di commercio e dell’Unioncamere, senza dover scaricare alcun software.

ACCESSO AL SERVIZIO. Al servizio si accede previo riconoscimento del titolare dell’impresa tramite la Carta Nazionale dei Servizi (CNS), strumento introdotto dal Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) per l’accesso telematico ai servizi della PA, consentendo la compilazione del documento contabile, l’individuazione della PA destinataria, la firma digitale, l’invio e relativa conservazione a norma. Nel corso degli ultimi anni le Camere di commercio hanno già rilasciato agli imprenditori una quantità significativa di CNS e di certificati di firma digitale; chi ne fosse ancora sprovvisto potrà ottenerli presso la Camera di commercio del proprio territorio, oppure rivolgendosi ad altri Enti o Amministrazioni Pubbliche (per la CNS) o ad operatori di mercato certificati (per i dispositivi di firma digitale).

LA FATTURAZIONE ELETTRONICA. Per fatturazione elettronica si intende la possibilità di emettere e conservare le fatture nel solo formato digitale, così come viene indicato nella Direttiva UE n. 115 del 20 dicembre 2001 e introdotta in Italia dal Decreto Legislativo di recepimento del 20 febbraio 2004 n. 52 e dal Decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 23 gennaio che stabilisce le "Modalità di assolvimento degli obblighi fiscali relativi ai documenti informatici ed alla loro riproduzione in diversi tipi di supporto". La Finanziaria del 2008 impone che ogni fattura destinata alle PA debba essere emessa in formato elettronico in modo da poter transitare per il Sistema di Interscambio nazionale, istituito dal Ministero dell'Economia e delle Finanze e gestito da Sogei S.p.A. (come stabilito dal Decreto del 7 Marzo 2008), attraverso il quale transitano i flussi di documenti contabili tra i fornitori e le Pubbliche Amministrazioni e permette un'importante attività di monitoraggio e controllo delle finanze pubbliche anche per rendere più efficienti i tempi di pagamento della Pubblica Amministrazione. Il nuovo standard elettronico è regolamentato dal Decreto interministeriale del 3 aprile 2013 numero 55, che oltre a stabilire le regole in materia di emissione, trasmissione e ricevimento della fattura elettronica, fissa al 6 giugno 2014 la data di entrata in vigore dell'obbligo di fatturazione elettronica verso i Ministeri, le Agenzie fiscali e gli Enti previdenziali; il Decreto Irpef 2014 ha successivamente fissato al 31 marzo 2015 la scadenza per tutte le altre Pubbliche Amministrazioni, tra cui anche le Camere di Commercio. Gli operatori economici, cioè i fornitori di beni e servizi verso le PA, possono adeguare i propri sistemi contabili per emettere fatture elettroniche PA, oppure rivolgersi ad intermediari, vale a dire soggetti terzi che forniscono strumenti di supporto per la compilazione, trasmissione e per la conservazione sostitutiva della fattura elettronica prevista dalla legge. Le PA possono servirsi degli intermediari per la ricezione del flusso elettronico e per la conservazione sostituiva. Gli intermediari possono essere: banche, Poste, altri intermediari finanziari, intermediari di filiera, professionisti, imprese ICT.

Partite IVA: in arrivo regime agevolato e forfait per chi guadagna poco

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omini_networkgt35La nuova legge di stabilità prevede una misura a sorpresa a sostegno del vasto popolo delle partite Iva con redditi bassi. La misura, che non era contenuta nelle bozze precedenti alla redazione definitiva della legge di Stabilità, è stata annunciata ieri dal premier Renzi. In pratica tutte le partite Iva con ricavi da 15mila a 40mila euro ricadranno in un nuovo regime di tassazione semplificato, che otterrà così una serie di sgravi fiscali

 La nuova misura sarà operativa già dal primo giorno del prossimo anno: una corsia, quindi, privilegiata, per dar sostegno a una classe schiacciata dalla crisi economica. L’intervento andrà a favore dunque dei professionisti, autonomi e micro imprese: arriva un forfait per quelle a basso livello di reddito. “Anziché spendere centinaia di euro di commercialista o decine di euro per altre spese ci sarà un regime forfettario, una riduzione di 800 milioni di euro per 900.00 partite IVA”, con ricavi che vanno da 15mila a 40mila euro. Per la verità, di un intervento sulle partite Iva si era già parlato nel corso delle prime discussioni sulla legge di stabilità, ma nell’ottica di estendere anche a questa categoria il bonus Irpef sugli 80 euro. La misura era stata poi accantonata quasi subito per mancanza di risorse. Dunque, al posto degli 80 euro in busta paga, gli autonomi riceveranno sgravi a forfait

 Il regime forfettario per professionisti, mini-imprese e autonomi sarà quindi previsto e approvato con la prossima legge di stabilità e non più in un decreto attuativo della delega fiscale, che tra passaggio in Consiglio dei ministri e pareri parlamentari non avrebbe più avuto il tempo materiale per scattare dal primo gennaio.

I quattro fronti

Il regime dei minimi - così come lo conosciamo ora – sarà destinato a cambiare almeno sotto quattro fronti.

L’aumento della tassazione. L’imposta sostitutiva attualmente al 5% è destinata a salire al 15%, a questo punto già a decorrere dall’anno d’imposta 2015. Ciò significa che i versamenti d’imposta della prossima estate dovrebbero essere gli ultimi con l’aliquota superleggera del 5%. In pratica, è quasi un ritorno al recente passato: il prelievo (comprensivo di Irpef e addizionali, Iva e Irap) si avvicinerà al precedente 20% dei “vecchi minimi“, cioè il sistema rimasto in vigore fino al 2011, prima che la prima manovra estiva del Governo Berlusconi (il Dl 98) introducesse la formula del 5% ma anche una serie di regole d’accesso molto più severe.

Niente più limite dei cinque anni. A bilanciare l’aumento della tassazione ci sarà, però, la possibilità di restare nel regime agevolato senza più vincoli di tempo (naturalmente ferme restando le altre condizioni di permanenza). Il restyling fa cadere, infatti, il vincolo attuale di permanenza dei cinque anni. Anche questa modifica ha un’immediata ricaduta pratica, perché chi sarebbe stato destinato a uscire al termine del quinquennio potrà ancora rimanere. Bisogna ricordare, infatti, che con le regole attuali solo chi ha meno di 35 anni di età può rimanere più dei cinque anni.

Ricavi differenziati in base all’attività. Un’altra delle novità destinate a rendere più flessibile il regime è la previsione di soglie di ricavi differenziate rispetto al tipo di attività svolta. In base alle regole vigenti, la tagliola che porta alla fuoriuscita immediata è fissata a 30mila euro di ricavi o compensi per tutti. Con la modifica in arrivo si cambia. Il limite oscillerà dai 15mila a 40mila euro, tenendo conto però delle differenze tra le attività svolte dai contribuenti. Ognuna delle quali, classificate secondo gli indici Ateco 2007, avrà infatti uno specifico coefficiente di redditività che potrà oscillare da 40mila a 80mila euro. Come detto, poi, per chi avvia una nuova iniziativa produttiva e opta per il nuovo regime forfettizzzato il reddito sarà ridotto di un terzo.

Lo sconto sui contributi. Non solo uno sconto sulle imposte (anche se minore rispetto ad adesso). Il riordino dei regimi semplificati, o meglio il nuovo regime forfettizzato, porterà in dote anche la possibilità di versare i contributi non più sui minimali ma sul reddito dichiarato.

Geometra Prisco Abbate

Un riepilogo su IUC, IMU, TASI E TARI

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iuc_ico 8 jpeg80In origine era l’ISI, che diventò ICI, per poi trasformarsi in IMU e con una girandola di nomi e nomignoli si triplicò in IUCTARITASI, assorbendo TARSU, TARES E TIA,       per non cambiare e restare se stessa. Introdotta con la pubblicata Legge di Stabilità (L. n. 147/2013) che ha introdotto importanti novità in tema di imposte sulla casa, già     si sta pensando ai primi ritocchi. Facciamo il punto della situazione. 

L’imposta unica comunale (IUC) si basa su due presupposti impositivi:

  • il primo costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore;
  • l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali.
  • La IUC si compone dell’imposta municipale propria (IMU), di natura patrimoniale, dovuta dal possessore di immobili, escluse le abitazioni principali, e di una componente riferita ai servizi, che si articola nel tributo per iservizi indivisibili (TASI), a carico sia del possessore che dell’utilizzatore dell’immobile, e nella tassa sui rifiuti (TARI), destinata sostituire la TARES e a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, a carico dell’utilizzatore.

    Il presupposto oggettivo della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Sono escluse dalla TARI le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali di cui all’articolo 1117 del codice civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva. 

    Il presupposto impositivo della TASI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di fabbricati, ivi compresa l’abitazione principale come definita ai fini dell’imposta municipale propria, di aree scoperte nonché di quelle edificabili, a qualsiasi uso adibiti.

    Abitazione principale

    IMU: non si applica al possesso di abitazione principale e pertinenze, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie A/1, A/8 e A/9.

    TASI: la base imponibile è la stessa dell’IMU. Per il 2014 l’aliquota non potrà superare il 2,5 per mille. Dal momento che il titolare del diritto reale coincide con l’occupante, l’imposta sarà di fatto dovuta solo dal titolare del diritto reale, non potendosi mai configurare l’alterità tra titolare del diritto reale e occupante. Non potrà, quindi, determinarsi alcuna ripartizione dell’onere tra proprietari e occupanti, con applicazione in capo agli inquilini di una’aliquota tra il 10 e 30 per cento e la restante parte a carico dei proprietari.

    TARI: è un tributo che di fatto sostituisce la TARSU/TARES/TIA e quindi è dovuta.

    Altri fabbricati

    IMU: il tributo è dovuto in ragione dell’aliquota stabilita dal comune che non potrà superare il 10,6 per cento. In caso di unità abitative locate, l’IMU si aggiunge all’IRPEF ordinaria con possibilità da parte dei Comuni di ridurre l’aliquota IMU fino al 4 per mille per gli immobili locati a canone concordato. Per le unità abitative non locate, dal 2013, si verserà l’imposta sui redditi non essendo più assorbita dall’IMU con un ulteriore aggravio: il reddito derivante dalle suddette unità immobiliari che si trovano nel medesimo Comune in cui si trova l’abitazione principale sarà maggiorato del 50%. Si sottolinea che il peggioramento dell’imposizione riguarderà le seconde case sfitte che si trovano nel medesimo comune in cui è ubicata l’abitazione principale comprendendo anche le unità concesse in comodato  a parenti e amici.

    TASI: la base imponibile è la stessa dell’IMU. Per il 2014 l’aliquota base è pari all’1 per mille con possibilità in capo ai Comuni di azzerarla o portarla al suo valore massimo pari al 2,5 per mille. L’imposta va suddivisa tra proprietari e occupanti (se diversi). La parte in capo agli inquilini oscilla tra il 10 e 30 per cento. La restante parte sarà a carico dei proprietari. Va aggiunto che la sommatoria IMU+TASI non potrà superare l’aliquota massima prevista per l’IMU, pari al 10,6 per mille.

    TARI: è il nuovo nome della tassa sui rifiuti. Si fonda sui medesimi criteri tariffari della tassa precedente e l’importo finale non dovrebbe modificarsi rispetto al tributo al passato.

    Terreni agricoli

    IMU: la base imponibile IMU per i terreni agricoli è determinata assumendo il reddito dominicale risultante in catasto, rivalutato del 25% e moltiplicato per 135. Un’importante eccezione riguarda i terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola: il moltiplicatore è pari a 75. Per individuare i soggetti che possono fruire del moltiplicatore ridotto, di grande importanza è la circolare del dipartimento delle finanze n. 3/DF del 18 maggio 2012.

    TASI: i terreni agricoli dovrebbero essere assoggettati alla TASI nonostante la scarsa chiarezza della norma che, delineando il presupposto oggettivo, si riferisce alle “… aree scoperte nonché di quelle edificabili…”.

    TARI: non si applica ai terreni agricoli ma solo ai fabbricati rurali strumentali.

    Fabbricati rurali strumentali

    IMU: i fabbricati strumentali all’esercizio dell’attività agricola (per il ricovero degli animali, attrezzatura, prodotti agricoli, abitazioni dipendenti impiegati e altro) sono esclusi dall’IMU. Si tratta di immobili iscritti in catasto sotto la voce D10 oppure contrassegnati dalla lettera R.

    TASI: a tali immobili si applicherà il nuovo tributo sui servizi indivisibili. Stessa base imponibile IMU (rendita catastale rivalutata del 5% moltiplicata per i relativi coefficienti). L’aliquota è pari all’1 per mille, non rivedibile al rialzo. Si ritiene, invece, che il comune possa rivedere al ribasso tale aliquota così come prevedere specifici casi di esenzione.

    Geometra Prisco Abbate


    Scadenza TASI, 16 ottobre 2014

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    Ancora pochi giorni ed anche i contribuenti dei Comuni ritardatari (che hanno deliberato a settembre) saranno tenuti a versare la prima rata TASI. Precisamente il 16 ottobre prossimo sarà l'ultimo giorno per pagare la prima rata (acconto).I Comuni non invieranno i bollettini ai contribuenti, che dovranno provvedere, quindi, a pagare con F24.
    Il pagamento della nuova imposta, finalizzata al finanziamento dei servizi indivisibili, è dovuto da chiunque possieda o detenga:
    - fabbricati (compresa l'abitazione principale);
    - aree scoperte;
    - aree edificabili;
    In allegato proponiamo un documento di sintesi che chiarisce come si calcola la TASI e come compilare l’F24, con un esempio di calcolo.

    icon TASI 16 ottobre 2014

    Geometra Prisco Abbate


    Nuove norme UNI TS 11300 e Certificazioni Energetiche

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    ape-attestato-prestazione-energetica--672x351Il 2 ottobre 2014 sono state pubblicate le nuove norme UNI TS 11300 parte 1 e 2:2014 che hanno profondamente cambiato il modo di effettuare i calcoli relativi alla certificazione energetica degli edifici. Ciò comporta che gli attuali software di calcolo in commercio non sono più idonei per la certificazione energetica. Ricordiamo, infatti, che Il DPR 59/2009 (Regolamento di attuazione dell'art. 4 del D.Lgs. 192/2005) ha stabilito che le software house debbano garantire che i valori degli indici di prestazione energetica calcolati attraverso i propri programmi abbiano uno scostamento massimo pari a più o meno al 5% rispetto ai corrispondenti parametri determinati con l'applicazione dello strumento nazionale di riferimento. Tale garanzia è attestata dal CTI (Comitato Termotecnico Italiano) con la certificazione di garanzia di conformità.

    A seguito della pubblicazione delle nuove UNI TS 11300 parte 1 e 2, i vecchi certificati di conformità non risultano più validi.

    Nuovo regolamento per la certificazione
    Nella stessa giornata del 2 ottobre, il CTI ha emesso il nuovo regolamento per la certificazione dei software ("Regolamento per la certificazione di garanzia di conformità ai sensi del DLgs 192/05 di software per il calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici e degli impianti - ottobre 2014").
    Il regolamento prevede che le metodologie di calcolo dei software siano conformi alle indicazioni e interpretazioni del nuovo pacchetto normativo:
    • - UNI TS 11300-1:2014;
    • - UNI TS 11300-2:2014;
    • - UNI TS 11300-3:2010;
    • - UNI TS 11300-4:2012;
    • - Raccomandazione CTI R14:2013;
    • - norme EN richiamate dalle UNI/TS 11300 e dal D.Lgs. 192/05 art. 11 comma 1;

    Procedura per la certificazione
    La procedura per ottenere dal CTI il certificato di garanzia di conformità è schematizzata di seguito:

    • - il produttore aggiorna il proprio software alle nuove norme tecniche;
    • - il produttore invia il al CTI il proprio software con la domanda di verifica di conformità;
    • - il CTI, secondo l'ordine cronologico di ricevimento della domanda, esamina l'implementazione dei casi studio con il software e, in caso positivo, assegna un numero di protocollo, pubblicandolo nell'apposita sezione del proprio sito;
    • - il CTI procede, quindi, alla verifica della rispondenza del software;
    • - in caso di verifica positiva (scarto risultati max ± 5%) il CTI rilascia il certificato di garanzia di conformità e un apposito bollino che il produttore esporrà sul proprio software per dare evidenza del rilascio del certificato;
    Ottenuto il protocollo, in attesa del rilascio del certificato di garanzia di conformità, il produttore può autocertificare la rispondenza del proprio software alle nuove norme con un'apposita autodichiarazione sostitutiva.

    La situazione attuale

    Le ultime modifiche alle norme UNI TS 11300-1 e 11300-2 sprevedono ed impogono ai nuovi software le seguenti novità:
      - calcolo dei ponti termici agli elementi finiti;
    • - calcolo del periodo di riscaldamento e raffrescamento;
    • - valutazione degli apporti di energia termica dovuti alla radiazione solare;
    • - calcolo della portata di ventilazione;
    • - scambio di energia termica verso ambienti non climatizzati;
    • - valutazione dell'energia termica latente;
    • - calcolo del rendimento dell'efficienza di un recuperatore di calore;
    • - calcolo degli impianti aeraulici;
    • - valutazione del consumo energetico per illuminazione artificiale e del recupero termico con l'utilizzo di pompe di calore endotermiche;

    Riferimenti Regionali
    Si riportano in allegato tre documenti che attengono: il primo al "Comunicato errori ricorrenti APE e indicazioni varie" (aggiornato al 07.07.2014), il secondo alle "Nuove norme UNI/TS 11300-1 e 2" (aggiornate al 06.10.2014) ed il terzo ai "Quesiti - Certificazione energetica degli edifici – APE" (aggiornate al 06022014), tutti emessi dagli organi competenti della Regione Campania.

    Geometra Prisco Abbate


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